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RICERCA SCIENTIFICA
Stress ed ansia in alta quota

Stress ed ansia sono in agguato e colpiscono in maniera molto più forte in alta quota, complice l'ipossia e la presenza di pericoli oggettivi, minando il fisico degli alpinisti, diminuendone la capacità di prestare attenzione e rendendoli più vulnerabili alle minacce dell'ambiente. Cosa fare per cercare di limitare i danni?

E' in atto una ricerca frutto della collaborazione tra Università di Trento, Cebism (Centro di Ricerca in Bioingegneria e Scienze Motorie Interuniversitario delle università di Verona, Trento, brescia e Udine) e Società delle Guide del Cervino. Il responsabile scientifico della ricerca è Pietro Trabucchi, professore incaricato presso l'Università di Verona.

L'obiettivo della ricerca consiste nello sperimentare la validità di un training basato su tecniche meditative e lontanamente ispirato alla metodologia utilizzata dal prof. Kabat-Zinn del MIT di Boston alcuni decenni fa con la squadra Olimpica di canottaggio. La ricerca prosegue il filone di studi iniziato all'Everest nel 2005 con la squadra che ha supportato Bruno Brunod nel tentativo di record. Jean e gli alpinisti del team hanno iniziato il training prima di partire e lo proseguiranno durante la spedizione.
Prima di intraprendere il training la loro capacità di gestire l'emotività sotto stress è stata testata attraverso un raffinato esame di tipo psicofisiologico attuato mentre i soggetti visionavano alcuni filmati particolarmente impressionanti. Al loro ritorno saranno ritestati e si misurerà quanto la loro capacità di gestione è migliorata.
Un gruppo di studenti dell'università di verona ha funzionato da gruppo di controllo per poter misurare gli effetti dell'abituazione in assenza di training.



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